IL DESIDERIO DELL’AUTONOMIA: QUANDO GLI ANIMALI FACILITANO LA NOSTRA QUOTIDIANITA’

//IL DESIDERIO DELL’AUTONOMIA: QUANDO GLI ANIMALI FACILITANO LA NOSTRA QUOTIDIANITA’

I nostri progetti presso l’Anffas Onlus di Schio, aiutare i pazienti ad acquistare più autonomia grazie agli Interventi Assistiti con gli Animali.
Di Marisa La Mantia

Quanto tempo ci occorre per imparare una nuova “lingua” o un nuovo modo di pensare? Cinque giorni? Dieci? Sappiamo bene che non è così, non sarebbero sufficienti…

Tuttavia, provare a comprendere la disabilità dall’interno, mettersi nei panni dell’altro, è il primo passo se vogliamo aiutare queste persone in qualche modo vulnerabili.

Questo importante concetto è necessario anche per lo sviluppo delle autonomie? Assolutamente sì, perché le loro difficoltà li accompagnano in ogni momento della loro vita e quindi anche nello sviluppo delle autonomie.

Durante i nostri progetti presso l’Anffas Onlus di Schio, quando ci proponiamo di lavorare su diversi aspetti, dobbiamo “tradurre” le modalità educative e terapeutiche che utilizziamo solitamente con persone “sane”, adeguandole alle persone con disabilità. Gli ospiti che si trovano all’interno dei tre centri dell’Anffas Onlus di Schio, devono spesso affrontare dei fallimenti, causati non solo dalle loro disabilità, ma anche dalla loro scarsa autostima. Per migliorare quest’ultima, perciò, è importante che siano in grado di eseguire i compiti quotidiani nel modo più indipendente possibile.

Proviamo per un momento ad immaginare di dover essere sempre aiutati nei compiti di vita quotidiana: mangiare, lavare i piatti, preparare la tavola, tagliare gli alimenti, preparare un pasto caldo o freddo, ecc …

Come ci sentiremmo? Sicuramente delusi, frustrati, privi di successo…

Ed è proprio partendo dal nostro sentirci in questo determinato modo, che durante i nostri progetti entrano “in gioco” i nostri animali: cani, conigli, porcellini d’india e galline.

Animali diversi fra loro, ma tutti fonte di ricchezza, scelti con cura, con tratti di personalità idonea ad ogni gruppo, affinché avvenga una significativa partecipazione.

E’ risultata importante la scelta fatta dalla struttura e dalle famiglie di inserire un valore aggiunto all’interno dei diversi progetti intrapresi dai ragazzi, ovvero la figura dell’animale che, adeguatamente scelta, facilita la relazione tra il pedagogista (o il terapeuta) e il paziente, permettendo così il miglioramento dell’autostima e delle autonomie.

Durante gli incontri, i pazienti desiderano relazionarsi con gli animali, essere più autonomi, “fare” ed “esserci”: per tale motivo, il lavoro non può essere limitato allo sviluppo delle autonomie personali, ma si deve inserire in un contesto più ampio, che prevede un intervento sull’interazione sociale e su tutte le differenti abilità.

Per insegnare le autonomie vanno insegnate azioni, ma oltre alle azioni vanno condivisi i rispettivi significati.

C’è differenza fra “imparare le autonomie” e “imparare a desiderare di essere autonomi”? Assolutamente sì!

Nel primo caso, un’azione insegnata attraverso numerose ripetizioni, può essere appresa in base alle proprie capacità, come ad esempio preparare un caffè, ma rimane incompleta se non si sa poi in che momento o per chi prepararlo o se non si desidera farlo. Il nostro obiettivo, infatti, è quello di lavorare sulla base di un’autentica intenzionalità, quindi non solo svolgere un’azione da soli, ma anche la capacità di decidere cosa fare.

In questa fase, l’animale ha un ruolo importante: i ragazzi sono stimolati, sorridono e decidono di aiutare l’animale durante le attività, come ad esempio il cane durante il salto o il coniglio che ha delle verdure troppo grandi e allora è meglio tagliarle.

Pensando ai ragazzi presenti in struttura, mi vengono in mente alcuni esempi: il paziente che con la sua disabilità tende ad utilizzare quasi esclusivamente il braccio sinistro, ma spontaneamente decide di appoggiare la sua mano destra sul cane e spazzolarlo accuratamente con la sinistra. Oppure sempre lo stesso paziente tiene il pane con la mano destra per spezzarlo con la sinistra, per poi metterlo in una ciotola e darlo alle nostre galline.

Penso, poi, a colui che ha impiegato diversi incontri prima di toccare con mano i biscotti per i cani o una salvietta umidificata. La presenza degli animali, gradualmente, lo ha facilitato in tutto ciò, il desiderio di prendersi cura di loro gli ha permesso di fidarsi, di credere in sé stesso e negli altri. Adesso il ragazzo è sorridente e ha interiorizzato delle autonomie fondamentali, come ad esempio utilizzare le salviette e igienizzare le mani quando è necessario.

Tutti ragazzi presenti nei progetti di IAA, nei limiti delle loro capacità, hanno interiorizzato il desiderio di voler essere autonomi, di voler preparare del buon cibo, di preparare il piatto e le posate, impastare, tagliare, costruire e dipingere le loro le tane. Tutto ciò li ha portati a collaborare ed aiutarsi, gli ha permesso di mettersi in gioco, di interiorizzare queste azioni e riportarle in un altro ambiente, come ad esempio riporre a casa degli oggetti in una scatola o prepararsi una buona merenda, che in precedenza era stata preparata per il cane e tanto altro.

Ricordiamo sempre che non si può desiderare l’autonomia al posto di qualcuno, ma si può aiutare qualcuno a desiderare l’autonomia per sé stessi, facendogli intravedere una nuova strada e questa strada è quella della presenza dell’animale, come facilitatore della relazione e della comunicazione con il suo semplicemente “esserci”.

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2020-06-04T16:40:10+00:00