Quando l’esperienza con il cane facilita la partecipazione alle attività comunitarie, lo spirito di gruppo e la relazione.

//Quando l’esperienza con il cane facilita la partecipazione alle attività comunitarie, lo spirito di gruppo e la relazione.

L’esperienza di pet therapy in un gruppo di mamme e figli residenti presso una comunità mamma con bambino
Di Angela Stella, psicologa psicoterapeuta

Timidamente fanno capolino dalla porta della sala giochi un gruppetto di bambini accompagnati dalle loro mamme. I bambini con la loro vivacità iniziano subito a toccare qua e là tutti i giochi presenti, come non li avessero mai visti prima d’ora. Alcuni accorgendosi della presenza del cane, un bovaro del bernese di nome Olivia e un Cavalier King Spaniel di nome Didi si spaventano un po’ …altri ne restano ammaliati. C’è spazio per tutti sul tappetone: ogni bambino e ogni mamma hanno un proprio ruolo attivo in questo contesto.

Non è semplice facilitare tutto ciò…culture, esperienze personali diverse e alle volte traumatiche affiorano, così come emerge tutta la complessità del lavoro con queste persone. Il cane però fa da tramite, modula, rilassa, acquieta, da vivacità, permette un contatto anche con chi è molto schivo. Il cane si pone come facilitatore di relazione sia intragruppo (tra diadi e triadi all’interno dello stesso gruppo) sia nella coppia o triade (mamma-bambino/i). Mamme che si scambiano esperienze di maternità, usi e consuetudini del proprio paese di origine, bambini che si lasciano andare all’esplorazione, mamme apprensive che in questo contesto facilitano l’esplorazione dell’ambiente e dell’animale ai loro bambini, un mix di esperienze condivise che contribuiscono ad aumentare lo spirito di gruppo, la partecipazione alle attività comunitarie proposte e soprattutto la relazione. Grazie alla presenza del cane, questo è possibile.

A proporre alcune attività sono anche i bambini stessi che durante la settimana si impegnano a costruire regalini e preparare biscottini per i loro beneamati amici a quattro zampe con l’aiuto, sia delle loro mamme sia del personale della struttura. La fantasia non manca e anche i più timidi portano il loro contributo e sono incoraggiati a farlo! Cresce la fiducia anche nelle mamme che in qualche modo e nonostante le loro difficoltà cercano di rafforzare, rimodulare e recuperare le loro capacità genitoriali, spesse volte messe in discussione fin dall’inserimento in comunità.

Inoltre, grazie a questa tipologia di interventi (assistiti dagli animali, appunto) migliorano non solo le relazioni all’interno della comunità ovvero sia con gli educatori presenti che con le altre ospiti, ma soprattutto i bambini beneficiano di ricadute positive anche nei contesti esterni come quello delle relazioni con i pari nell’ambiente scolastico. Per riprendere un concetto a mio avviso molto calzante in questo contesto psico- educativo mediato dalla presenza dell’animale mi rifaccio alle parole di Vanda Iori (2008 p.20) “l’educazione non è mai una navigazione solitaria. E’ innanzitutto essenzialmente rapporto; […] “. Credo pertanto che relazioni interpersonali di gruppo di questo tipo, mediate cioè dalla presenza del cane, siano un valore aggiunto a questa particolare navigazione chiamata educazione.

Gea Centro Studi per gli IAA ringrazia Aldo Rossi e la Dorado/exclusion per avere finanziato in toto il progetto.

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2020-04-29T17:40:46+00:00